SELFPUBLISH…QUESTO SCONOSCIUTO!

 

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Tanti lettori o persone interessate all’acquisto de La Città Dei Gatti, mi hanno chiesto in privato perché non fosse possibile reperirlo in libreria ma solo online… tenterò di spiegarvelo con questo post, e di darvi così una diversa visione della complessa e intricata realtà editoriale :)

Selfpublishing vuol dire semplicemente “autopubblicazione”. Che cos’è? È quando un autore, uno scrittore, decide di pubblicare la propria opera senza avvalersi del supporto di una Casa Editrice.

Molti, moltissimi purtroppo, scelgono di autopubblicarsi in seguito ai tanti rifiuti da parte degli editori, immettendo sulle piattaforme che forniscono questo servizio (come Amazon), dei prodotti scadenti sotto diversi punti di vista, da quello più basilare della grammatica e della sintassi, a quello più importante della carenza di una trama e di un intreccio narrativo soddisfacente.

Ci sono però molti autori invece, che investono in modo consapevole in questo tipo di pubblicazione per divulgare la propria opera, rivolgendosi molto spesso a figure professionali come editor, correttori di bozze, grafici e illustratori freelance che li aiutino a creare un prodotto valido, in grado di competere con le realtà editoriali più solide.

Io ho scelto questa strada in maniera consapevole, alla luce di diverse considerazioni sia sul mio lavoro che sulle mie capacità. Come forse saprete sono grafico ed illustratrice di professione, e questo mi ha permesso di curare il “prodotto libro” in ogni sua parte, dall’impaginazione alla cover, dalle illustrazioni interne allo sviluppo grafico. Ma non sono gli unici motivi per cui ho intrapreso questo percorso.

Avevo intenzione di scrivere una “saga”, e quando un editore immette il primo di una serie di volumi sul mercato, se questo non raggiunge una certa soglia di vendite, i successivi volumi non vedranno mai la luce, ammazzando di fatto, la storia sul nascere. Non sempre questo accade in ragione di un libro scadente, ma anche e soprattutto a causa degli scarsi investimenti in termini di marketing da parte delle CE (piccole ma anche grandi), sia sulla storia che sull’autore. Per questo in libreria troviamo sempre i soliti noti, perché pubblicare un libro per un editore rappresenta un investimento, che deve portare quindi, ad un guadagno… ed è logico che il pubblico si fidi più di un romanzo con su scritto “Stephen King” che non “Pinco Pallo”. Ma cosa accadrebbe se intorno a Pinco Pallo ci fosse una grande operazione di promozione? Semplicemente Pinco Pallo, se avesse le carte giuste, diventerebbe il nuovo Stephen King.

A me tutto questo però non interessava. Il mio scopo principale è sempre stato che la mia storia venisse letta, che potessi curarla e svilupparla in ogni sua parte dalla prima all’ultima pagina come fosse un figlio, in modo da poterla considerare “mia” sotto tutti i punti di vista e che soprattutto, avessi l’occasione di pubblicare TUTTA senza avere il fantasma delle vendite ad alitarmi sul collo.

Non sono una grande fan del colosso Amazoniano, ma bisogna riconoscere che la piattaforma dà modo ad autori emergenti come me, di uscire allo scoperto e farsi conoscere. I libri per cui ho lavorato come illustratrice sono negli scaffali delle librerie da anni, ma per la mia saga ho scelto questo percorso più intricato per i motivi di cui sopra e anche per un altro: alcuni generi letterari come il fantasy crossover (ovvero un fantasy non puro, che mixa generi narrativi diversi in ragione di una trama e uno sviluppo più complessi), trovano poco posto nei cataloghi degli editori perché appunto, difficilmente inquadrabili, e il rifiuto da parte di una casa editrice con buona distribuzione è pressoché scontato purtroppo. Quindi tra scegliere se affidarmi ad una realtà editoriale piccola, di nicchia, che lasciasse comunque a me autrice gran parte del lavoro di promozione (e persino di editing), oppure sbrigarmela da sola… bè, ho deciso di fare da me. E amen.

Vanità la mia? No, per niente. Vanità sarebbe essere assolutamente convinti di aver fatto la scelta giusta, io invece volevo mettermi alla prova e sfidare un po’ me stessa. Più che vanità la definirei “inguaribile cocciutaggine”!

Sono felice del mio pubblico entusiasta, anche se piccolo, e spero di riuscire a regalarvi una storia che sappia emozionare, in modo che alla chiusura del libro possiate dire: “però…bello eh!”, invece di: “se mi vedevo i Simpson era meglio”.

Certo, se dovesse contattarmi il Signor Mondadori proponendomi una distribuzione con i contro ca*** mica gli sputo in un occhio! Scrivo fantasy abbiate pazienza, non mi piace stare con i piedi per terra :)

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